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misura l’infiammazione del tuo organismo e interpreta l’eventuale predisposizione genetica alle malattie metaboliche più significative

Il PERMÈTEST ti aiuta a capire se stai consumando in eccesso zuccheri o specifici alimenti misurando l’infiammazione del tuo organismo e interpretando l’eventuale predisposizione genetica alle malattie metaboliche più significative.

Nessun alimento, preso singolarmente, è il diretto responsabile di un’infiammazione legata all’alimentazione. Piuttosto, è il modo in cui consumiamo determinate categorie di alimenti che può causare o sostenere lo sviluppo di specifici disturbi. Comprendere il proprio profilo alimentare individuale rappresenta il primo passo fondamentale per riacquistare il benessere e la salute.

Negli anni, il termine intolleranza è stato utilizzato in modo improprio per riferirsi a test che prescrivono l’eliminazione temporanea o permanente di singoli alimenti.
Tuttavia, è noto che l’eliminazione totale di specifici alimenti o intere categorie alimentari, in assenza di specifiche condizioni mediche ben documentate (come celiachia o allergie IgE mediate), sia inutile e potenzialmente dannosa.
Con il termine intolleranze alimentari, la scienza si riferisce esclusivamente all’intolleranza al glutine di tipo celiaco, per la quale è necessaria l’eliminazione definitiva di alimenti contenenti glutine, e alle intolleranze enzimatiche al lattosio o ad altri zuccheri, causate dalla mancanza di specifici enzimi necessari per il corretto metabolismo del tipo di zucchero ingerito. In realtà, esiste una condizione legata a una risposta infiammatoria al cibo, causata da un consumo eccessivo o ripetuto di specifiche categorie alimentari, che può determinare l’insorgenza e/o il mantenimento di determinati disturbi. Nel caso di un’infiammazione alimentare, il percorso verso il benessere consiste in una semplice modulazione e rotazione di specifiche categorie alimentari, senza ricorrere a eliminazioni inutili.

Lo zucchero produce infiammazione

Il glucosio, uno zucchero semplice, è il principale carburante per il nostro organismo. In una dieta sana ed equilibrata, è importante consumare la giusta quantità di carboidrati, come i cereali integrali e la frutta, che durante la digestione vengono scomposti e trasformati in glucosio. Il glucosio è poi utilizzato dal nostro corpo come fonte principale di energia. Tuttavia, dal 1900 ad oggi, il consumo di zucchero è aumentato esponenzialmente e si trova sempre più spesso, anche inconsapevolmente, sulle nostre tavole. Un consumo eccessivo di zuccheri semplici, dolcificanti e alcol è, nel nostro secolo, la principale causa di risposte infiammatorie che producono radicali liberi e sono responsabili di molte patologie cronico-degenerative.

Quali alimenti fanno salire il colesterolo

Il colesterolo è un elemento fondamentale delle membrane cellulari e un importante precursore di diversi ormoni sessuali maschili e femminili, nonché della vitamina D. La sua presenza nell’organismo è essenziale, tuttavia esistono diversi tipi di colesterolo. Il colesterolo HDL è il colesterolo “buono”, la cui quantità aumenta in relazione all’attività fisica svolta. Il colesterolo “cattivo”, invece, è l’LDL, che se in eccesso può depositarsi sulle pareti dei vasi sanguigni formando placche aterosclerotiche, pericolose per la salute cardiovascolare.

Cene molto abbondanti e ricche di carboidrati raffinati possono stimolare in modo considerevole la produzione endogena notturna di colesterolo. Inoltre, esiste una stretta associazione tra alti livelli di colesterolo cattivo LDL e l’eccesso di zuccheri semplici e liberi presenti nella dieta. Per tale motivo, il controllo attento dell’infiammazione da zuccheri, misurando e monitorando nel tempo i livelli di albumina glicata e metilgliossale, può certamente essere la prima strategia utile per il controllo del metabolismo del colesterolo.

 

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